sabato 3 dicembre 2016

Il nulla deflagrato©

Di Mary Blindflowers©

Veleno, carboncino su carta, Mary Blindflowers©


Il nulla deflagrato
ciberneticamente tro tro tro
tro gloditato
nell'asettico gap del trash inusitato,
signora splash,
insulti che deturpano il palato.
Ma a che pro?
Grazie,
tutto confermato,
viaggio bene

nell'universo separato.

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Dante e Casella, narrazione, mimesi, armonia©




di Mariano Grossi©

(Parte I)

L’esametro prodrammatico che precede esametri drammatici è prodrammatico quando, per tutta la linea e mediante un semplice verbo di “dire” di modo finito, svolge la funzione di avviare l’intervento (di un personaggio).
L’esametro epico-prodrammatico, sintatticamente sufficiente, ammette un solo soggetto, il parlante, e un solo verbo di modo finito, il verbo di “dire”. Ammette un altro verbo di modo finito, purché questo sia della medesima sfera del “dire” ovvero della sfera psicologico-prosopica.”
Così Carlo Ferdinando Russo in “Iliade: matematica e libri d’autore”, Belfagor, XXX, 1975, pp. 497-504, all’indomani della cognizione della precisa funzione di versatilità compensativa, nelle dinamiche strutturali compositive dei poemi omerici, degli esametri prima definiti omnicomprensivamente “versi formulari” e che precedono l’intervento di un personaggio.
Come già espresso in “Dante omericamente e virgilianamente armonico, aureo ed aritmetico” (Art Litteram, 30.06.2016), per riconoscere analoghe economie in Dante, che non è vincolato da linee intere, olodiegetiche ovvero olomimetiche, vi è una spia analoga che indica la soglia d’ingresso della sezione dialogica, onde scevrarla dal comparto narrativo. I versi riservati al poeta per la narrazione si debbono intendere troncati allorché avviene il passaggio del “microfono” al personaggio che è avviato mediante un semplice e formulare verbo della sfera del “dire”, espressamente enunciato ovvero ellitticamente sottinteso. Questa spia è essenziale in un canto come il II del Purgatorio, dove scopriremo due ulteriori versi introdotti in inverted commas, come direbbero gli anglofoni, ma che fan parte della sua economia narrativa.
Ma andiamo per gradi e dal testo stesso riconosciamo innanzitutto il sistema “amplificatore” dei personaggi danteschi.
Già era 'l sole a l'orizzonte giunto
lo cui meridïan cerchio coverchia
Ierusalèm col suo più alto punto; 3
e la notte, che opposita a lui cerchia,
uscia di Gange fuor con le Bilance,
che le caggion di man quando soverchia;
6
sì che le bianche e le vermiglie guance,
là dov’i’ era, de la bella Aurora
per troppa etate divenivan rance.
9
Noi eravam lunghesso mare ancora,
come gente che pensa a suo cammino,
che va col cuore e col corpo dimora. 12
Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,
per li grossi vapor Marte rosseggia
giù nel ponente sovra ’l suol marino,
15
cotal m’apparve, s’io ancor lo veggia,
un lume per lo mar venir sì ratto,
che ’l muover suo nessun volar pareggia.
18
Dal qual com’io un poco ebbi ritratto
l’occhio per domandar lo duca mio,
rividil più lucente e maggior fatto.
21
Poi d’ogne lato ad esso m’appario
un non sapeva che bianco, e di sotto
a poco a poco un altro a lui uscìo.
24
Lo mio maestro ancor non facea motto,
mentre che i primi bianchi apparver ali;
allor che ben conobbe il galeotto,
27
gridò: "Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l’angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali.
30
Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l’ali sue, tra liti sì lontani.
33
Vedi come l’ ha dritte verso ’l cielo,
trattando l’aere con l’etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo".
36
Poi, come più e più verso noi venne
l’uccel divino, più chiaro appariva:
per che l’occhio da presso nol sostenne,
39
ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
con un vasello snelletto e leggero,
tanto che l’acqua nulla ne ’nghiottiva.
42
Da poppa stava il celestial nocchiero,
tal che faria beato pur descripto;
e più di cento spirti entro sediero.
45
’In exitu Isräel de Aegypto’cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto.
48
Poi fece il segno lor di santa croce;
ond’ei si gittar tutti in su la piaggia:
ed el sen gì, come venne, veloce.
51
La turba che rimase lì, selvaggia
parea del loco, rimirando intorno
come colui che nove cose assaggia.
54
Da tutte parti saettava il giorno
lo sol, ch’avea con le saette conte
di mezzo ’l ciel cacciato Capricorno,
57
quando la nova gente alzò la fronte
ver’ noi, dicendo a noi: "Se voi sapete,
mostratene la via di gire al monte".
60
E
Virgilio rispuose: "Voi credete
forse che siamo esperti d’esto loco;
ma noi siam peregrin come voi siete.
63
Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,
per altra via, che fu sì aspra e forte,
che lo salire omai ne parrà gioco".
66
L’anime, che si fuor di me accorte,
per lo spirare, ch’i’ era ancor vivo,
maravigliando diventaro smorte.
69
E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle,
e di calcar nessun si mostra schivo,
72
così al viso mio s’affisar quelle
anime fortunate tutte quante,
quasi oblïando d’ire a farsi belle.
75
Io vidi una di lor trarresi avante
per abbracciarmi, con sì grande affetto,
che mosse me a far lo somigliante.
78
Ohi ombre vane, fuor che ne l’aspetto!
tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
e tante mi tornai con esse al petto.
81
Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
per che l’ombra sorrise e si ritrasse,
e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.
84
Soavemente disse ch’io posasse;
allor conobbi chi era, e pregai
che, per parlarmi, un poco s’arrestasse.
87
Rispuosemi: "Così com’io t’amai
nel mortal corpo, così t’amo sciolta:
però m’arresto; ma tu perché vai?".
90
"Casella mio, per tornar altra volta
là dov’io son, fo io questo vïaggio",
diss’io; "ma a te com’è tanta ora tolta?". 93
Ed elli a me: "Nessun m’è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m’ ha negato esto passaggio;
96
ché di giusto voler lo suo si face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.
99
Ond’io, ch’era ora a la marina vòlto
dove l’acqua di Tevero s’insala,
benignamente fu’ da lui ricolto.
102
A quella foce ha elli or dritta l’ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala".
105
E io: "Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l’amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie,
108
di ciò ti piaccia consolare alquanto
l’anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!".
111
’Amor che ne la mente mi ragiona’cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona.
114
Lo mio maestro e io e quella gente
ch’eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.
117
Noi eravam tutti fissi e attenti
a le sue note; ed ecco il veglio onesto
gridando: "Che è ciò, spiriti lenti? 120
qual negligenza, quale stare è questo?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
ch’esser non lascia a voi Dio manifesto".
123
Come quando, cogliendo biado o loglio,
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l’usato orgoglio,
126
se cosa appare ond’elli abbian paura,
subitamente lasciano star l’esca,
perch’assaliti son da maggior cura;
129
così vid’io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e fuggir ver’ la costa,
com’om che va, né sa dove rïesca;
132
né la nostra partita fu men tosta.
Come si può notare, al verso 28 vi è il primo 

stacco drammatico: 

gridò: "Fa, fa che le ginocchia cali.
Il secondo è rintracciabile al verso 59: 

ver’ noi, dicendo a noi: "Se voi sapete,
Il terzo al verso 61: 

E Virgilio rispuose: "Voi credete

Il quarto al verso 88: 

Rispuosemi: "Così com’io t’amai

Il quinto ed ultimo al verso120: gridando: "Che 

è ciò, spiriti lenti? 120

Questo nel passaggio netto da dieghesis a mimesis, ma altrettanto netta riconoscibilità si ha nei passi più nitidamente “interdrammatici” come ai versi 91 -111:


"Casella mio, per tornar altra volta
là dov’io son, fo io questo vïaggio",
diss’io; "ma a te com’è tanta ora tolta?". 93
Ed elli a me: "Nessun m’è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m’ ha negato esto passaggio;
96
ché di giusto voler lo suo si face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.
99
Ond’io, ch’era ora a la marina vòlto
dove l’acqua di Tevero s’insala,
benignamente fu’ da lui ricolto.
102
A quella foce ha elli or dritta l’ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala".
105
E io: "Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l’amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie,
108
di ciò ti piaccia consolare alquanto
l’anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!".
111

Dunque, verba declarandi espressamente prodotti, o in forma esplicita o in modo infinito, oppure con soggetti e complementi di termine mediante ellissi del predicato verbale. Ma, mentre in Omero il verso prodrammatico è un manipolo versatile che compensa in alcuni canti la quantità epica-narrativa, in altri quella drammatica-dialogica, in Dante questi passaggi di microfonatura, si vedrà, fan corpo unico con l’economia mimetica della struttura poietica, laddove altre due linee virgolettate qui presenti son da considerare pura formulazione del narrante, in quanto titoli di un canto liturgico (verso 46 ’In exitu Isräel de Aegypto’) ed exordium di una canzone dell’autore stesso (verso 112 ’Amor che ne la mente mi ragiona’). Se ne rendono conto tutti i commentatori che, anche tipograficamente, li scevrano dagli altri, corsivandoli, nella considerazione che essi vengono citati dal narrante a mo’ di titoli in fase prettamente diegetica.
Quanto sopra ci consente di individuare, come già riscontrato nel XXIV Canto dell’Inferno, una precisa progettazione equilibrata da parte dell’autore per le quantità drammatiche (45 versi) e quelle narrative (88 versi) che stanno tra loro in chiaro rapporto aritmetico, 1 : 2.
88 (narrazione)


133 1,5


45 (mimesi)
I percorsi già indicati da Beniamino Andriani ne “La musica nella Divina Commedia” e da Paolo Vinassa De Regny ne “Il numero –Dante e il simbolismo pitagorico”, cui facemmo cenno nel citato articolo del giugno scorso, percorsi, si badi bene, già da Dante stesso suggeriti nel Convivio II, XIII, 20 -24 (“…e queste due proprietadi sono ne la Musica, la quale è tutta relativa, sì come si vede ne le parole armonizzate e ne li canti, de’ quali tanto più dolce armonia resulta, quanto più la relazione è bella…”), sono pienamente confermati nei materiali da costruzione (versi monologici e dialogici) così come per ciò che attiene alla ripartizione scenica del canto, anch’essa progettata a tavolino e già individuata dalla massa dei commentatori, ma lo vedremo successivamente.







BIBLIOGRAFIA



Mario Geymonat, “Virgilio – Bucoliche”, Garzanti, 1981;

Marco Fernandelli, ”Xenomede, Callimaco e le voci dell’ Ecloga 6”, Polymnia – Studi di Filologia Classica - ”Via Latina – Studi su Virgilio e sulla sua fortuna” – Edizioni Università di Trieste 2012, pp.4-10;

George E. Duckworth, ”Structural Patterns and Proportions in Vergil’s Aeneid - A Study in Mathematical Composition” – University of Michigan Press, 1962;

Carlo Ferdinando Russo:

- “Notizia della composizione modulare”, Belfagor, XXVI, 1971, pp. 493-501;

- “Primizie di poetica matematica”, Belfagor, XXVIII, 1973, pp. 635-640;

- “Iliade. Matematica e libri d’autore”, Belfagor, XXX, 1975, pp. 497-504;

- “L’ambiguo grembo dell’Iliade”, Belfagor, XXXIII, 1978, pp. 253-266;

- “Fisionomia di un manoscritto arcaico (e di un’Iliade ciclica)”, Belfagor,XXXIV 1979, pp.653-656

Franco De Martino:

- “Omero fra narrazione e mimesi”, Belfagor, XXXII,1977, pp. 1-6;

- “Chi colpirà l’irrequieta colomba…”, Belfagor, 1977, pp. 207-210

Giorgio Dillon – Riccardo Musenich, “I numeri della Musica - Il rapporto tra Musica, Matematica e Fisica da Pitagora ai tempi moderni”

Vincenzo Capparelli - “Il messaggio di Pitagora – Il pitagorismo nel tempo” Vol. 2°, Edizioni Mediterranee, 2003

Mariano Grossi: 


“La composizione matematica del secondo canto dell’Iliade”, Bari, 1978, Università degli Studi - Facoltà di Lettere e Filosofia; 


“Ecloga VIII, Art Litteram, 14.07.2009; 


“La composizione matematica della IV Egloga di Virgilio”, Art Litteram, 15.05.2015; 


“L’architettura modulare e proporzionale dell’Ecloga III di Virgilio”, Art Litteram, 14.06.2015; 


“Omero e Virgilio epicamente e bucolicamente modulo-proporzionali”, Art Litteram, 07.06.2015; 


“Orazio e Virgilio armonicamente, simmetricamente, duttilmente leggibili”, Art Litteram, 11.06.2016; 


“Dante omericamente e virgilianamente armonico, aureo ed aritmetico”, Art Litteram, 30.06.2016; 


“Sintesi e analisi di un’Epistola modulo-proporzionale”, Art Litteram, 05.10.2016; 


“Il Virgilio “misto” di un’ Ecloga essenzialmente simmetrica”, Art Litteram, 15.10.2016; 


“Sileno prima e dopo il canto (Ecloga Vi di Virgilio), Art Litteram, 30.10.2016. 




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martedì 29 novembre 2016

Psicologa on line©

Di Mary Blindflowers©

Santa Diana del Consolo, tecnica mista su carta, Mary Blinflowers©


Psicofuffa,
ovvero
psicologa della muffa
Consolonline,
capace di tutto,
di darti sofferenze che non hai,
di prescriverti una dieta
a base di arancia e feta,
di raccontarti la sua vita
per la quale non provi mai
interesse,
e questa specie di fesse
dalle grandi labbra pendule
e mai sazie
sono capaci dopo l'insulto
di farti pure i complimenti
e dirti
grazie.





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Psicofuffa e reazioni nei socials©

Di Mary Blindflowers©

L'Angelo nero, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©


Psicologhe fai da te? Sì, grazie...

Ho notato che spesso i post più innocui e disinteressati scatenano reazioni davvero sorprendenti nei frequentatori dei socials.
Non leggo mai riviste femminili, le trovo inutili, carta sprecata che potrebbe essere impiegata diversamente. Detesto il gossip e le storielle sentimentali con poco sale che di solito propongono queste riviste, secondo lo stereotipo della donna mamma, oppure femmina oggetto sessuale per il quale è terribile invecchiare. E mi sono permessa in un post di esprimere questo mio pensiero condivisibile o no, a seconda dei gusti.
Ebbene l'illustre sconosciuta Signora Fuffa (non la chiamo con il suo vero nome perché è quello che vuole), decide di intervenire: Essere fatui e sentimentali non mi sembra un difetto... E nemmeno essere cretini!! Magari da alternare in una dieta equilibrata e Varia! ... Io odio le Femministe che non sanno integrare le loro parti tenere! Esattamente quanto le oche starnazzanti che non sono mai andate Oltre il loro "Quá quá!!"...”...
La discussione si rivela interessante.
Doppio punto esclamativo. La signora covava in silenzio un certo rancore sopito, non si sa bene perché. Nonostante sia stata lei a chiedere il contatto, non è mai intervenuta in nessuno dei miei post, non ha mai commentato una poesia, né un testo letterario, né un dipinto, però senza neppure conoscermi mi ha dato a titolo gratuito della “femminista che non sa integrare le sue parti tenere” non si sa bene con cosa, non lo precisa infatti, dice che essere cretini non è un difetto e consiglia una dieta equilibrata.
Ha fatto diagnosi e terapia insomma, tutto da sola... E ha trasformato un post in una "faccenda privata", occasione per l'attacco. La questione della dieta non l'ho capita... Forse una che mangia bene riesce ad integrare meglio le sue parti tenere?
Mistero...
Poi stuzzicata, insiste, dice di non ricordare perché mi abbia aggiunto nei contatti, per poi immediatamente smentire se stessa dicendo che lo ha fatto perché colpita dai miei dipinti, che si è guardata bene dal commentare, ovviamente... Dopo comincia a parlare di sé a ruota libera precisando dopo aver letto l'Enciclopedia medica: non ho mai perso il contatto con le mie viscere, che a differenza della mia neocorteccia sono calibrate da milioni di anni di esperienza di specie, ho Sentito, quanta sofferenza hai in corpo...
Mi è venuto da ridere, lo confesso e ho osato dirglielo, invitandola se non le garba il mio profilo a cercare lidi più teneri su cui posare le ali.
Allora ha precisato:
Sono psicologa e so perfettamente perché mi inviti ad allontanarmi, perché dici che sono IO che soffro e anche perché ti viene da ridere !
Precisa anche che sta facendo colazione ma che la sera prima non ha mangiato in barba alla dieta equilibrata che va sbandierando in esordio e mi augura con educazione una buona “impipatura”... dando per scontato una mia qualsiasi reazione...
Da notare la maiuscola sull'IO, e il suo tentativo di proporsi come soggetto importante. Anche la S maiuscola di quel Sentito, è un tentativo di dare importanza a ciò che lei sente o avverte o sa, come se fosse di portata universale e tutti pendessero dalle sue grandi labbra...
E quel sono psicologa e so perfettamente... condito da una chiosa in punto esclamativo?
Che pensare?
Ad un disturbo di personalità o a una mania di protagonismo che sa di patetico?
Ma personaggi del genere che intervengono in post innocui solo ed esclusivamente per attirare l'attenzione sono davvero sicuri di creare o meritare delle reazioni o delle curiosità?
Dopo varie accuse di inautenticità, la signora Fuffa, si spinge perfino oltre: dipingiamo insieme ognuno sulla sua tela...
Passa dalla critica feroce e senza basi ad un blando tentativo condivisione, saluta con tanto amore e cuoricini, pensando di avermi colpita.
Al di là di questa psicofuffa che diagnostica la sofferenza altrui tramite computer, bisogna dire che il fenomeno è sociologicamente interessante.
La gente nei socials prova le stesse reazioni che proverebbe in caso di conoscenza reale e cerca il pelo bianco nell'uovo dell'altro per fare teatro. La signora lo scrive anche: avrei dovuto scriverti in privato. Ma penso sempre che condividere é una occasione per il "pubblico" di riflettere. È come fare teatro, nel senso arcaico della parola...
Esatto, ha fatto teatro perché è convinta di avere un pubblico, un seguito, di avere credito, di essere qualcuno.
Un desiderio spasmodico di essere notata, un covare represso che poi esplode nella delirante e fuori tema esposizione di un sé tarpato, esposizione non attinente al tema del post, le riviste femminili. Usa il tono saccente di chi pensa di saperla molto lunga scadendo inevitabilmente nell'etica distorta e aberrante del so tutto perché sono psicologa, come se la psicologia fosse una scienza esatta e non l'avessimo studiata un po' tutti...
Ebbene, lo ammetto, sento molta distanza rispetto a questi nuovi protagonisti dei socials, li sento distanti perché l'unica cosa che so, l'unica certezza che ho, è quella di non sapere niente. So anche che con tipi del genere io ci faccio le commedie, ma non su fb, su carta, dei libri insomma, libri veri da toccare.
Attirare i folli non è da tutti, infatti e modestamente io li attiro, tiro fuori il peggio delle persone. Come dice la Signora Fuffa: “Sei tu che mi susciti tutto questo...”...
Non posso che ringraziare la sua dabbenaggine.
Insomma suscitare reazioni nel bene o nel male, è già qualcosa...

Non posso dire di ricambiare questo sentimento. La Signora Fuffa infatti diventerà una delle tante protagoniste di una mia commedia. Mi è sempre piaciuto osservare gli insetti specie quando sono loro a venirmi a cercare, è un segno del destino che va fissato sulla carta.

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La morte si sconta vivendo?©

Di Pierfranco Bruni©

Zac, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©

Può essere vero che la morte si sconta vivendo? Ungaretti ha lasciato segni indelebili tra le parole e i silenzi. Con la sua voce rauca ha recitato il rischio di un tempo indefinibile, ma vivo nelle esistenze che soffrono l’enigma e si intrecciano nell’assurdo. La morte è forse una maschera? Picasso e Pirandello sono i magici profeti che di una profezia che diventa alchimia. Nulla di teologico.
La teologia è anche la ferita inflitta alla morte. Non può esistere consolazione. Per chi muore e per chi vede morire i legami di sangue. È una provocazione occidentale che non conosce il senso della Illuminazione e della Contemplazione. I popoli e le civiltà convivono con il senso della morte e del tragico senza però la retorica del cattolicesimo bugiardo, fingitore e inequivocabilmente ambiguo. Spesso ci domandiamo quale strada avremmo percorso se non fossimo entrati tra i percorsi di strada che stiamo percorrendo. Inutile domanda. Eppure ci guardiamo allo specchio e a volte la domanda giunge spontanea.
Cosa avremmo voluto fare se non avessimo fatto ciò che abbiamo esercitato o esercitiamo? Ci sono giorni di penombra. Perché questi interrogativi giungono ormai nell'età della post gioventù? Perché il tempo ci fa paura. Si teme più il tempo che la morte. Semplice. Perché ci fa paura essere vecchi. Essere vecchi è avvertire la consolazione di chi ti guarda con le distanze della giovinezza.
La morte oltre a scontarsi vivendo è dentro la vita. La vita nella morte la morte nella vita del mio caro Carlo Michelstadter che anche in la persuasione e la rettorica fa della vita il travaglio di un passaggio dalla poesia alla filosofia. Fino a quando la bellezza trionfa la morte è in soffitta e il tempo è una passeggera farfalla. Una farfalla passeggera ma anche sorridente perché accoglie gozzianamente il cuore dello strazio con la consueta “leggerezza” del non senso.
Nel momento in cui si passa al trionfo della morte crolla tutto il nostro impeto e le azioni diventano timide. Dal romanticismo si passa ad essere decadenti. Insomma non siamo incorruttibili. Il tempo ci corrode e ci trasforma in saggi incoerenti pensando che ci salveremo. Ma ci corrompe anche. Io sono un essere che corrompe. Corruttore. Il tempo è mio alleato. Mio complice. Non sono dentro il ritrovato ma costantemente dentro il perduto. Possiamo pur credere al tempo ritrovato nonostante si resta eredi di un tempo perduto? Spesso mi guardo allo specchio e mi pongo questo interrogativo, ma sempre giunge Oscar Wilde. Siamo intrappolati dalle illusioni. Dovremmo smetterla con questa recita.
Siamo nati per morire. È banale? Lo so. Ci ricordiamo di ciò quando siamo già morti. Quando siamo già morti diventa tutto inutile? Tutto diventa inutile! Mentre si ascolta mentre si vive lo strappo di Antonia Pozzi. Lo strappo che nasce dalla solitudine che accompagna la malinconia.
La malinconia. La malattia degli spiriti forti. Crolla nella tragedia che sottilmente lega il bene e il bene oltre al di là del bene e del male stesso. Siamo vissuti di una antropologia della morte e ci soffermiamo ad ascoltare il mare per cedere agli inganni, per essere romantici, sentimentali, ma è tutto virtuale. Tranne la morte. Appena si muore si sparisce. Scompare. Neppure la memoria ci restituisce l’immaginario e l’immagine virtuale. Sempre verrà la morte e avrà gli occhi di chi ci sta accanto e dell’assenza di chi avrebbe dovuto starci accanto. Il mio Pavese in modo quotidiano mi scrive che la morte verrà e avrà sempre gli occhi di chi ama. Triste verità che soltanto la metafisica zambriana potrà farci comprendere oltre qualsiasi sorriso o ironico gesto. Non mi accontento che chi non c’è più resta ad osservarmi.
Non mi basta. È la retorica nuovamente cattolica. Ma io cerco l' Illuminazione lungo gli spazi dei deserti o lungo le vie dell’indissolubile. Sempre troverò un senso e a questo senso dovrò pur dare un orizzonti.
Lo sciamano al quale spesso affido le mie tristezze mi scrive da una delle sue tredici lune per dirmi che tempo verrà. Mai rinunciare. Bisogna essere creativi sino all’ultimo istante di vita. Non si supera la morte. La si sfida volando come un’aquila e camminando come una tartaruga.

Cosa avremmo voluto fare se non avessimo fatto ciò che abbiamo fatto? Dei miei lettori impazienti colgo lo sguardo e dico loro: coltivate la pazienza perché solo con la pazienza il tempo potrebbe stancarsi. Sempre verrà la morte e sarà invisibile, ma arriverà!

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Lettera a Noemi©

Di Chiara Bezzo©



Cara Noemi,

Sei entrata a passi svelti nel lembo più azzurro del cielo. Qua lotterai per dissipare le nuvole ma sappi che alcune di esse si trasformeranno in tempeste. Hai abbandonato l'infanzia e ora sarà tutto più complicato nel tuo mondo di donna. 
Dovrai amare te stessa sopra ogni cosa. Il tuo cuore si spezzerà e toccherà a te ricomporlo. Sii tu la padrona del tuo cuore, non metterlo nelle mani di chi sai già che non ne comprenderà il valore. Le persone non cambiano e chi non ti ama, o non lo fa come vorresti, ti creerà dolore. 
Stai lontana da ometti vanesi, abbigliati d'azzurro, perché i principi azzurri esigono donne passive che alimentino il loro egocentrismo. Tu non sei così. Scostati da uomini che dedicano a te le stesse attenzioni che riservano alle altre; chi ti tradisce sradica la radice della fiducia.

Rimuovi dal tuo percorso ometti che ti vomitano addosso le loro angosce, avvolgendoti con mantelli d'acciaio. L'amore non è possesso e non ha peso. Sei una donna completa. Ogni giorno sceglierai chi avere accanto e nessuno dovrà deciderlo per te. Non cadere nell'abbaglio di potere trasformare un uomo. Non è giusto provarci. Rincorreresti un'illusione mancando di rispetto a entrambi e ne usciresti perdente.

Non coccolare, viziare, vezzeggiare un uomo. Lui non è un bambino, non trattarlo come tale. Disperderai il tuo amore e brucerai le energie che devi riservare a te stessa. Non regalare a nessuno attenzioni che non contraccambia. Dare senza avere è sterile e ti farà perdere di vista la cosa più importante: il tuo bene.
Non farti sedurre da un bel viso, da un corpo muscoloso o dal fascino arido di un ragno che tesse ragnatele per catturarti e mangiarti il cuore lentamente. Diffida delle promesse; non lasciarti attrarre dalle frasi costruite. Tatuati nella mente che l'arroganza non è mai amore ma prevaricazione. Abbi timore di chi vuole soggiogarti e chiarisci che nessuno può comprarti perché non sei un oggetto, nemmeno un diamante prezioso. Accostati all'amore con la mente. Lei non commette errori. Il cuore è cattivo consigliere e spesso conduce in sentieri tortuosi. Lascia che sia la testa a indirizzarti. Soltanto quando troverai un uomo vero apri il tuo cuore. Non sarà un colpo di fulmine perché l'amore ha i suoi tempi, forse non sarà passione perché l'amore dà calore ma non brucia. Lo riconoscerai facilmente perché saprà abbracciarti con gli occhi e non soltanto con le braccia. Per lui sarai sempre bellissima perché ai suoi occhi apparirai stupenda in ogni situazione. Riderà con te e ti cullerà nei momenti dolorosi. Saprà camminare al tuo fianco e mai davanti. Saprà amare di te le parole e i silenzi, e nei momenti bui cercherà una luce. Non sarà perfetto, cadrà e si rialzerà ma mai ti lascerà la mano. Questo è l'uomo che io voglio per te e non ha importanza quanti anni abbia, se sia ricco o bello. Ciò che conta è che tu sia il centro del suo mondo.
Se l'amore dovesse finire ricorda che la parola sempre è astratta e nulla dura per l'eternità. 
Ama te stessa. Amati senza timore d'essere egoista. Accettati e quando sbagli perdonati. Ricorda che sei unica, meravigliosa e perfetta nella tua umanità; se qualcuno dovesse farti soffrire hai te stessa e il tuo valore di donna. Ti prego non scordarlo mai...Soltanto ricordando questo saprai rialzarti più forte e fiera di prima.



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lunedì 28 novembre 2016

Musica abortita©

Di Mary Blindflowers©

The time, carboncino su carta, Mary Blindflowers©


Restiamo suono da eseguire,
musica abortita e spartita da morire
nelle trame di un tempo trascinato
dalle ere,
carichiamo sfere d'influenza
come orologi rotti,
sporchi trattati di ludica indecenza,
scacchi,
motti,
mosse,
pedoni,
alfieri e re,
ma se
se ci fosse altro,
un ansito sottile,
un fiato soprannaturale,
un fluido magnetico ancestrale
che collega pochi oltre la terra?
E se lì non ci fosse nemmeno
un'ombra di quella che chiamiamo guerra?
I miei sogni
sono tangibili epopee,
increate melopee
di cose vive
oltre le stive del reale.

Sognare può far male.

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