domenica 6 agosto 2017

Cade la terra e pure un po' le braccia©

Di Mary Blindflowers©

L'uomo che pensa, pastello su carta by Mary Blindflowers©



Cade la terra, è il libro di Carmen Pellegrino pubblicato da Giunti. E chi è la Pellegrino? Semplice, una che la fantasia di qualche pubblicitario sveglio ha definito “abbandonologa”, sì, una persona che si occupa di luoghi morti e abbandonati, una che, come precisato nel romanzo, “nel tempo libero partecipa a funerali di sconosciuti”. Curiosa notazione che sembra però partorita più dal desiderio di farsi ricordare per qualcosa di insolito che dalla realtà. Infatti la biografia segnalata nella quarta di copertina pattina sul generico quando si tratta di definire il curriculum dell'autrice: “ha scritto saggi di storia e racconti”, non sappiamo quanti, non ci dice con quale editore. Si ritiene più importante specificare che ha l'hobby dei funerali, come se si dovesse a tutti i costi costruire un personaggio che non esiste, tanto si sa bene che il curriculum in Italia non serve per pubblicare con la grossa editoria. In linea con l'informazione dei funerali, ecco la foto dell'autrice all'interno del libro, voilà la dark Pellegrino nero-vestita accanto a dei vasetti un poco spelacchiati di gerani e un muro scrostato che dovrebbe dare l'idea del disfacimento. Tutto perfetto. 

Inizio a leggere. 

Il libro inizia con un prologo che annuncia l'arrivo alle nove di alcuni ospiti. L'autrice non lo dice ma, suo malgrado, si intuisce che si tratta di una cena di morti. Si capisce al volo per l'atmosfera macabra che crea. Il problema è che nell'intenzione dell'autrice non si dovrebbe percepire, dato che il “mistero” di quella cena, dovrebbe essere svelato alla fine.

Passiamo avanti.

Il romanzo si compone di due personaggi principali Estella e Marcello e tanti personaggi secondari le cui storie, a volte lacrimevoli, a volte crudeli, appaiono stranamente sgranate rispetto alla trama principale. Fin dalle prime pagine si ha come l'impressione che l'autrice abbia composto dei racconti separati, indipendenti l'uno dall'altro e poi, solo in un secondo momento, abbia deciso di legarli insieme e innestarli sulla trama del borgo abbandonato. Alcuni personaggi non sono caratterizzati molto bene, tuttavia la descrizione dell'anarchico migliora notevolmente il ritmo della narrazione. Anche il personaggio di Mariuccia è descritto bene, peccato che quando la bambina muore per colpa di un medico incompetente, questi, senza pensarci su due volte, confessa al padre e alla madre (che hanno appena visto la figlia morire), di aver sbagliato la fialetta del medicinale e di aver iniettato digitalina nelle vene della bambina, insomma di essere la causa del suo decesso. Una scena alquanto inverosimile, e inverosimile soprattutto la reazione del padre che si limita a lamentarsi un poco, per poi, quando il medico gli dice che la giustizia non è per i cafoni par suo, abbracciare la moglie in silenzio. La donna in tutto questo non dice mai niente, lei che ama sua figlia come le sue viscere, (lo si capisce dal racconto di come la partorisce), non dice nulla. La figlia le muore in braccio, il medico confessa di averla uccisa e lei che fa? Nemmeno un fiato. Nemmeno una reazione istintiva, un lamento, nulla. Poco credibile.

Il tema del borgo abbandonato e dell'oblio, presentato come originale dall'editore, tanto che l'autrice avrebbe dato il via, come ho detto, ad una nuova specialità, “l'abbandonologia”, in realtà è presente in altri romanzi e ho notato curiose similitudini con un'altra opera in particolare: Macerie, di Claudio Piras Moreno.

Entrambi i romanzi parlano di un paese che è stato abbandonato a causa di dissesti idrogeologici, solo che in Macerie il paese si chiama Antro e in Cade la terra, Alento.

Estella, la protagonista di Cade la terra, parla coi morti, coi fantasmi, e guarda caso pure Antoni, il protagonista di Macerie, parla coi fantasmi, che combinazione, direbbero il signore e la signora Smith de la Cantatrice Calva, che caso straordinario.

Ma proseguiamo.

Macerie scrive: Lo sanno bene questi morti che vengono a parlarmi ogni giorno, mi elencano i loro errori e quelli degli altri consci di non potervi più porre rimedio. È questo il rammarico più grande della loro condizione: l’ineluttabilità di quanto si è o non si è compiuto in vita. Quello che più li fa soffrire è il loro passato incontrovertibile. L’uomo paga le colpe dei suoi avi, della sua natura.

Altra curiosa combinazione, anche in Cade la terra i morti non vogliono parlare del passato, infatti uno dei fantasmi, Consiglio Parisi, pronuncia questa frase: Non vi sarebbe scandalo... se pur di non riflettervi nello specchio che siamo, non ci obbligate a ricordare i respiri, gli ansiti, le mille fiacchezze della vita passata... Lo fate per assegnarci le colpe, in modo che non ne restino per voi...”.

Emerge in entrambi i casi il tema della colpa e della volontà dei morti di aborrire e cambiare completamente il passato.

Potrebbe essere una coincidenza, ci sono molti romanzi in cui i personaggi parlano coi morti. Qui però in tutti e due i casi, i protagonisti diventano depositari della memoria dei fantasmi, in due romanzi giocati sul tema villaggio abbandonato – oblio.

In entrambi i libri l'elemento che unisce le storie è proprio la memoria attorno a cui tutto si muove.

Estella sarà l’ultima abitante di Alento, Antòni sarà l’ultimo dei sopravvissuti di Antro.

Se Antòni corrisponde a Stella per tanti aspetti, Marcello corrisponde a Pietro, entrambi pare abbiano qualche problema psicologico e Antòni/Stella diventano la chiave per guarire. Il problema di Pietro viene chiarito nel finale, quello di Marcello rimane sul generico.

Coincidenze?

Forse.

Altra coincidenza, entrambi gli autori avevano come agente Vicki Satlow, ma Macerie fu finito il 6 novembre 2011 e pubblicato, prima che lo pubblicasse in proprio l’autore, dalla Vanda e-publishing per mezzo della Satlow stessa nel gennaio 2014, mentre Cade la terra è uscito nel febbraio 2015.

Ma torniamo al tema della memoria.

Quarta di copertina di Cade la terra: Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella... cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale... Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.

Macerie: Fin dai primi momenti del sogno, ammesso che di sogno si fosse trattato, aveva intuito che quell’uomo era la chiave d’accesso al suo passato, ad Antro e alla sua gente, e al loro svanire nell’oblio... Con il mio raccontare mi sono opposto all’oblio, al sedimento della polvere, alla morte. Con il mio corpo ho sfidato le leggi del probabile e ho portato una speranza. L’ho fatto aiutato dai morti di Antro, sopravvivendo, e poi facendo rivivere le loro storie, senza arrendermi... Diastasi di molteplice natura, perché avvenuta anche tra gli abitanti di Antro e le proprie radici, in modo più lento però; con lo spopolamento, la violazione della natura, la perdita d’identità e di memoria: i loro ricordi lavati erano franati nell’oblio.

Qual è la morale di queste due favole sull'oblio secondo voi?

È sempre la stessa da che il mondo gira. L'oblio non è uguale per tutti, ci sono autori destinati all'ombra, indipendentemente da ciò che scrivono, ed altri destinati alla luce della ribalta, della Rai e dei Premi letterari che contano.

Il motivo?

Non è difficile da capire, pensateci.

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